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MALATTIE TIROIDEE

a cura del Dott. Alessandro Marugo


Le malattie tiroidee sono in notevole aumento negli ultimi anni sia per l’affinamento delle tecniche diagnostiche, che permettono di effettuare diagnosi precoci, sia perchè effettuando una corretta prevenzione si arriva fortunatamente a diagnosticare problemi tiroidei, quando sono ancora sono molto lievi.
La tiroide è deputata a produrre gli ormoni tiroidei che regolano ogni nostra funzione vitale, dalla funzionalità cardiaca alla produzione di energia, al metabolismo, alla memoria, alle mestruazioni. E’ per questo che alterazioni anche modeste della funzionalità tiroidea posso determinare sintomi anche lievi, a volte di difficile attribuzione tiroidea che portano a pensare ad altre patologie, ma che se diagnosticate in tempo si curano in maniera ottimale.
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Le alterazioni funzionali della tiroide sono: l’ipotiroidismo con sintomi quali stanchezza, faticabilità, aumento di peso, alterazioni mestruali, colesterolo aumentato, freddo; l’ipertiroidismo con sintomi quali agitazione, tachicardia, rischio di fibrillazione atriale, dimagrimento, osteoporosi ed esoftalmo (occhi sporgenti). Spesso i sintomi, almeno nelle forme lievi dette “subcliniche”, possono essere molto sfumati, quali perdita di capelli, fragilità ungueale, cute assottigliata, per cui la diagnosi non è sempre immediata; solo con il progredire della patologia quando i sintomi diventano più evidenti si fanno gli esami tiroidei e si effettua una diagnosi.

Lo stesso vale per quando la tiroide funziona leggermente meno, detto ipotiroidismo subclinico, in cui abbiamo un progressivo rallentamento dei nostri metabolismi con freddo, faticabilità, astenia, tendenza a ritenere liquidi ed un progressivo abituarsi a sintomi che una volta diagnosticata la malattia scompaiono completamente con le terapie mediche. Una patologia in grandissimo aumento sono le tiroiditi con particolare riguardo a quelle autoimmuni, la famosa “Tiroidite di Hashimoto”, un affezione cronica in cui il sistema immunitario non riconosce la nostra tiroide come parte del nostro corpo e scambiandola per qualcosa di esterno (tipo batteri e virus) la attacca, producendo anticorpi (TPO-TGA) contro la nostra tiroide, che a lungo andare la portano verso l’atrofia per cui verso l’ipotiroidismo. Devono prestare attenzione le donne in fase fertile, in quanto questa patologia, di per sé asintomatica, e quindi spesso non si sa neanche di esserne affetti, porta ridotta fertilità ed un aumentato rischio di abortività; da ciò la raccomandazione di eseguire sempre gli esami della tiroide completi quando si decide di pianificare una gravidanza (www.alessandromarugo. com - tiroide e procreazione assistita). Le alterazioni morfologiche della tiroide sono invece essenzialmente rappresentate dai noduli tiroidei (“gozzo”) che possono colpire fino al 40% della popolazione. La maggior parte dei noduli è benigna, solo il 7-10 % è maligna. Il rischio di malignità nei gozzi multi-nodulari è analogo a quella del nodulo unico. La natura dei noduli, quando sospetti, va diagnosticata con un agoaspirato tiroideo, che è l’esame fondamentale per sapere la natura del nodulo e decidere poi se asportarlo o curarlo.

La terapia dei noduli tiroidei è fondamentale in questo senso, in quanto si riesce con le opportune terapie, ad impedirne la successiva crescita evitando, così l’intervento chirurgico. L’Italia è un paese ad “endemia gozzigena” (in oltre il 5 % della popolazione) secondo la definizione dell’OMS. Uno dei paesi a maggiore carenza iodica al mondo è il Perù che è stato studiato come modello negli anni per i problemi legati alle malattie tiroidee. In Liguria, in particolare, il problema è particolarmente presente e la sua incidenza è molto amplificata dalla carenza iodica. Ricordiamo come lo iodio, che è l’elemento fondamentale per la corretta funzionalità della tiroide, non provenga come si creda dal mare, ma direttamente dalla nostra terra; ossia dalla quantità di iodio presente nelle rocce della nostra regione, in quanto l’acqua piovana passando attraverso le rocce, si arricchisce di tutta una serie di minerali tra cui appunto lo iodio; l’acqua finisce poi alle piante, ai vegetali, alle coltivazioni, agli animali, ai bacini idrici e direttamente al nostro rubinetto di casa ; in Liguria e Piemonte le rocce sono povere di iodio per cui nonostante la vicinanza al mare, queste sono regioni a carenza iodica.

Questo determina il fatto che le malattie tiroidee cliniche e subcliniche possono colpire fino al 40 % della popolazione. L’uso da pochi anni del sale iodato sta dando una mano a risolvere questa situazione. Oltre alla carenza iodica esistono altri fattori che entrano nella patogenesi del gozzo. La maggior incidenza di noduli tiroidei nelle femmine (5-15 volte maggiore dei maschi), in particolare nell’adolescenza e pubertà, è dovuta al un ruolo predisponente degli estrogeni, ossia gli ormoni femminili. Anche fattori ambientali come sostanze gozzigene nella dieta (brassicacee: rape e cavolo, manioca) o fumo di sigaretta, radiazioni (eredità di Chernobyl), obesità giocano un ruolo importante. Anche l’età comporta una variazione di prevalenza del gozzo (massima tra i 30 e 70 anni), con una incidenza maggiore di noduli tiroidei soprattutto se associata alla carenza iodica come in Liguria appunto.

Ricordiamo inoltre come le alterazioni tiroidee, tra cui anche la sola carenza iodica, di cui spesso la donna non sa neanche di soffrire, possano influenzare negativamente la delicata fase della gravidanza con problemi molto seri al nascituro se non diagnosticati in tempo. Anche nella fase meno-pausale della donna sono più frequenti alterazioni tiroidee con maggiori rischi di osteoporosi. In ultima analisi quindi riassumendo possiamo dire che la prevenzione delle malattie tiroidee rappresenta un dato molto importante e questo soprattutto in regioni come la nostra, dove la carenza iodica aumenta il rischio di malattie tiroidee e noduli. Per quanto concerne il consiglio in presenza di sintomi clinici quali (stanchezza, faticabilità, aumento di peso, alterazioni mestruali, colesterolo aumentato, freddo, o agitazione, tachicardia, nervosismo, dimagrimento, osteoporosi ed esoftalmo) è quello di eseguire un prelievo di sangue per controllare la funzionalità della tiroide (Ft3-Ft4-TSH-TPO-TGA- Calcitonina) ed una ecografia tiroidea. Questi esami inoltre, anche in assenza di sintomi, vanno eseguiti sempre in fase di pre e post gravidanza (come raccomandato dall’ Endocrine Society, la più importante società scientifica al mondo) e in peri-menopausa. Come screening di prevenzione della patologia tiroidea, invece basta eseguire 1 volta nella vita gli esami del sangue della tiroide e, se non fatta prima, un’ecografia tiroidea, per poter diagnosticare in tempo patologie che se non curate possono dare ulteriori seri problemi.